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CAMPUS Copyr: Approfondimenti

Una sezione dedicata ad approfondimenti sugli infestanti più
diffusi negli ambienti pubblici e privati.
I contenuti sono realizzati in collaborazione con il DI.PRO.VE.S.
(Dipartimento di scienze delle Produzioni Vegetali e
Sostenibili) - Area Protezione Sostenibile delle Piante e
degli Alimenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore
di Piacenza.

Una sezione in cui potrai trovare informazioni utili sul tema
dell’igiene ambientale e dedicata ad approfondimenti sulle
tecniche migliori per affrontare gli infestanti più diffusi
negli ambienti pubblici e privati.

Approfondimenti ::: Aree pubbliche e comunità ::: Formiche e orientamento: i feromoni di traccia

02 Mar

Formiche e orientamento: i feromoni di traccia

Formiche e orientamento: i feromoni di traccia

Le formiche sono insetti sociali e sono caratterizzate da comportamenti molto complessi che presuppongono anche un sistema di comunicazione interessante e variegato.

 

Come già ricordato parecchie volte, gli insetti sono animali di dimensioni molto piccole e la loro capacità di orientamento nell’ambiente in cui vivono è, come per tutti gli animali, molto importante. Le formiche sono legate all’ambiente esterno per la loro sopravvivenza; questo significa che devono abbandonare lo spazio sicuro del nido per avventurarsi fuori, in spazi ampi e pieni di ostacoli e insidie.

 

Essendo animali sociali, il trasferimento delle informazioni acquisite da alcuni individui ad altri appartenenti alla propria colonia è molto importante e per questo hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione strategie efficaci. Uno degli strumenti che le formiche usano sono i feromoni di traccia: Chapman (2013) li definisce sostanze “usate da specie sociali e semi-sociali per indicare l’ubicazione delle risorse sfruttabili rispetto alla posizione della colonia; la colonia ne beneficia tramite l’aumento dell’efficienza di foraggiamento”. Queste sostanze sono prodotte da particolari ghiandole presenti nell’addome.

 

Il caso più semplice, ad esempio, è quando una formica esploratrice individua una fonte di cibo interessante: sulla via del ritorno verso il nido, deposita, sul substrato su cui sta camminando trascinando l’addome, un segnale chimico. Questi feromoni di traccia sono miscele di sostanze diverse e sono piuttosto stabili, poiché la traccia deve persistere per un po’ di tempo in modo da permettere alle altre formiche di seguirla e raggiungere la fonte segnalata. Man mano che altre formiche passano sul tracciato “chimico” depositano a loro volta altro feromone di traccia in modo che vi sia un rinforzo positivo dello stimolo per altre formiche a seguire quel percorso. Una volta che la risorsa è in via di esaurimento, le formiche di ritorno non depositano più feromone di traccia e così questo percorso segnalato piano piano si esaurisce (Chapman, 2013). Comporterebbe uno spreco di energia lasciare attiva una traccia che non porta più a niente di utile.

 

Come fanno le formiche a percepire e interpretare il segnale lasciato sul percorso interessante dalle compagne? Lo fanno grazie alle antenne, sulle quali sono localizzati dei particolari organi di senso (sensilli) in grado di percepire le sostanze chimiche e inviare al cervello uno stimolo che verrà tradotto nell’azione.
Un gruppo di ricercatori della Harvard University e dell’Harvard Medical School (USA) (Draft et al., 2018) ha effettuato prove sulla formica carpentiere Camponotus pennsylvanicus per verificare come si comporti in una situazione di questo tipo. Hanno tracciato un percorso con il feromone di traccia mischiato a inchiostro per rendere visibile il percorso e hanno filmato il comportamento delle formiche, analizzando poi, mediante un particolare algoritmo appositamente creato, i filmati ottenuti. E hanno osservato i movimenti complessi e di diverso tipo che le formiche adottano nell’individuare e nel seguire il feromone di traccia e come muovono le antenne, soprattutto la parte finale, ricca di organi di senso.

 

Il comportamento delle formiche nella percezione dei feromoni traccia è un interessante modello per capire la trasformazione sensomotoria (sensorimotor transformation) intesa come il processo attraverso il quale gli stimoli sensoriali sono convertiti in comandi motori. Importante sia negli organismi viventi sia nei sistemi artificiali che possiedono la capacità di reagire all’ambiente circostante (Pouget e Snyder, 2000). Una dimostrazione ulteriore di come gli organismi viventi offrano spunti per la biomimesi.

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